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Nel cuore di un bosco antico, dove i rami intrecciavano storie vecchie come il tempo e il vento sapeva raccontarle a chi si fermava ad ascoltare, viveva uno scoiattolo di nome Pistacchio.
Pistacchio era vivace, curioso e aveva una coda soffice come una nuvola, che a volte si arrotolava su sé stessa come un pan di spagna appena sfornato. Amava correre tra le radici, raccogliere ghiande cadute e inventare storie sui funghi, a cui dava sempre nomi strani e importanti.
C’era però una cosa che proprio non gli piaceva. L’altezza.
Mentre gli altri scoiattoli salivano rapidi sui tronchi e saltavano da un ramo all’altro come se l’aria fosse una scala invisibile, Pistacchio restava a terra. Guardava in su con il naso all’insù e il cuore che faceva un piccolo tonfo. Così passava le sue giornate tra il muschio e le foglie, convincendosi che anche il mondo visto dal basso potesse essere meraviglioso.
Un giorno, passando ai piedi di una grande quercia, Pistacchio udì delle voci allegre. Lassù, dove le foglie danzavano tra i rami più luminosi, i suoi amici scoiattoli ridevano, si rincorrevano e saltavano tra i rami più alti.
«Pistacchio!» lo chiamò uno di loro. «Vieni a vedere! Da qui si vede l’arcobaleno intero!»
Pistacchio alzò lo sguardo. Gli amici sembravano lontanissimi, quasi sospesi nel cielo. Un brivido gli percorse la coda e le zampette gli diventarono leggere, come se potessero scivolare via.
La voglia di raggiungerli era grande quanto la paura che lo teneva fermo.
Decise comunque di avvicinarsi alla quercia. Restò lì, davanti al tronco, e guardò.
Per la prima volta non vide quanto fosse alta la quercia. Vide invece le sue piccole rientranze, le cortecce rugose, i nodi gentili: tanti minuscoli posti sicuri dove appoggiare le zampette.
Nel petto sentì un pizzicore nuovo, come quando un sogno si sveglia a metà e non sa ancora se restare o scappare.
Pistacchio respirò.
Non pensò: «Devo salire in alto», perché quelle parole erano troppo grandi e facevano paura.
Si disse invece: «Faccio un solo passo. E poi vedo».
Fece il primo passo. Il cuore batteva forte, ma non come quando aveva paura: batteva di curiosità.
Fece un secondo passo. Il tronco era solido, presente, come se la quercia lo stesse aspettando da sempre.
Al terzo passo, Pistacchio sorrise.
«Non sto salendo un albero» pensò. «Sto conoscendo un nuovo amico».
E così, un passo alla volta, la paura cambiò forma. Non era più un muro troppo alto, ma un sentiero da percorrere con calma.
Quando Pistacchio arrivò in cima, gli amici esplosero di gioia e lo accolsero con abbracci, risate e code che si intrecciavano.
Pistacchio si guardò intorno. Il bosco sembrava un regno incantato: immenso, luminoso, magico. Gli parve persino che il bosco sorridesse con lui.
Forse la paura è come un disegno: a volte basta guardarla da un altro lato per scoprire qualcosa di nuovo.
Da quel giorno, anche se ogni tanto le zampette gli tremavano ancora, Pistacchio sapeva cosa fare. Sapeva come parlare alla sua paura:
«Vieni con me. Facciamo un passetto alla volta».
E insieme, come due amici un po’ timidi ma molto curiosi, salivano sempre un poco più su.



